
Con il solleone l’afa diventava insopportabile si desiderava tanto bere qualche cosa di fresco, ma non esistevano i frigoriferi, mancava la corrente elettrica. Dopo la pausa pomeridiana i contadini pur con il caldo bollente erano costretti a ritornare nei loro campi per continuare i loro lavori. Questi vivevano solamente con quello che riuscivano a ricavare dai loro raccolti e la vendita del bestiame, uova e formaggi. Venivano mandati i bambini ad attingere acqua fresca al pozzo con il solito secchiello di allumino. Al ritorno la mamma aveva premuto qualche grosso limone. Appena avuta l’acqua fresca la versava in una grande brocca di vetro insieme ad una bustina di cristallina per renderla frizzante. In tal modo si credeva che fosse stata più dissetante. La prole era abbondante il che vuol dire che la bibita divisa per tante persone veniva circa un bicchiere a testa o poco più. Per questa cosa tutti erano scontenti ma i limoni e la cristallina venivano comprati. Solitamente le nonne per consolare i nipotini usava una frase dolcissima dicendo:-figlmeia le vucch so’ surell, n’poch a prun s’accuntendantottquant (le bocche sono sorelle, un per ciascuno si accontentano tutte quante)! Si ca bere tutta quanta l’acqua fresca e poi di nuovo tutti al lavoro!
Maria Grazia Pecoraro
![]()
