
Si avvicinavano le festività del Santo Natale e tutti gli operati di un importante fattore si affrettavano a preparare il dono al padrone. Questi si privavano loro di qualche cosa di buono da mangiare pur di fare bella figura. Dunque chi portava un capretto, chi un agnello, chi polli, chi formaggi e vino e quant’altro. Tutti preparavano quello che di meglio potevano, tranne un operaio il quale era talmente povero che non aveva veramente nulla da consegnare, per non fare brutta figura uccise il cagnolino dicendo che fosse stato un agnello o un capretto, naturalmente l’animale era stato privato dalla testa. Durante la notte del Santo Natale proprio il suo animale aveva fattocomparsa sopra la tavola del padrone ed un ossicino in un qualche modo era finito dentro la culla del loro bambino. Costui aveva fatto curare per anni la moglie poiche’ aveva difficoltà a restare incinta. Finalmente quella volta c’era riuscita ed era diventata mamma di un bel bambino assai desiderato ed amato ancor di più perchè maschio! Durante il seguirsi della notte una squadra di inanare erano andate a fare del male al piccolino, ma non potevano riuscirci e come tale chiamavano i rinforzi, altre donne come loro. Il bambino dormiva tranquillo ma i genitori sentivano delle voci provenire dal tetto di casa dove una donna diceva:-iamm, iammia, piglial! Piglial!(avanti, avanti dai, piglialo! Piglialo!). L’altra rispondeva:-nunu’pozzpiglià! Nunu’pozz piglia! (non posso prenderlo! Non posso prenderlo!). Tra le due vi era un continuo vociare. Il padre del bambino a sentire queste parole si alzò in tutta fretta, non vedeva nulla pur avendo acceso la luce, non comprendeva cosa stesse accadendo, credette di aver sognato e ritorno tranquillo a letto. Ad un certo punto è questa volta da svegliò risentì altre voci malefiche, sempre provenienti dalla culla del e prodotte da donne nevrotiche . Ancora un’altra conversazione avente lo scopo di prima dove si sentiva dire:- A chi aspiett, iammpiglial e struppe’ail! U’padron è nu’ cacazz, stà l’zion l’addàavè! (A chi aspetti, avanti prendilo e storpialo, il padrone è un cacazzo, questa lezione la deve avere). Un’altra donna rispondeva a tono:-Mannaggiàcazz, u’criaturnunu’pozz piglia e nunpozz fa niente inda a naviz’caten l’uossr’ubabba’ (Mannaggià cazzo, il bambino non posso prenderlo e non posso fare perchè dentro la culla tiene l’osso del babbà). Il mattino appena svegliato il padrone andò a vedere nella culla del piccolo cosa ci fosse e trovo’ quest’ossicino. Si informò attraverso la consulenza delle nonne le quali gli suggerirono che quella notte casa sua era stata meta di una congiura di ianare che erano pronte a rovinare il figlio e grazie aquell’ossicino nulla era accaduto, ma non sapevano da quale animale provenisse. Di certo apparteneva a quello che la notte avevano mangiato! Per sapere di quale animale si trattasse fece una riunione convocando tutti i suoi operai per sapere cosa gli avevano donato a Natale, è questa cosa la doveva dire senza vergognarsi perchè lui non aveva alcuna intenzione cattiva ma voleva solo capire per uno scopo personale suo, alla fine avrebbe rivelato il perchè! Tutti si vantavano dicendo:-Ammìtaggpurtatquest e ammì t’aggpurtatquest’at! (Io ti ho portato questo e io ti ho portato quest’altro!). Il padrone aveva imposto loro di essere sinceri senza nulla temere. Solo un operaio si vergognava a parlare e non diceva nulla. A costui il padrone disse:-Dimm tu che m’è purtat, tutthannritt che m’hannpurtat e tu no, p’cchè, iammrimm, rimm?(Dimmi tu cosa mi hai portato, tutti hanno detto che cosa mi hanno portato tranne tu, perchè, avanti dimmi, dimmi?). A quel punto non potendo tirarsi indietro, fece la faccia rossa per la troppa vergogna, tremava tutto e balbettava ma parlò, disse:-Padròammì nu’ tinia’ probijnient, nunsapiacommaviacumparì cu te, aggaccisu’cuan, l’aggpulit, tagliat a cap e t’laggpurtat, mò l’icenziam pur si vu’, ma questa è a pura v’rtà! (Parò io non avevo proprio nulla, non sapevo come comparire con te, ho ucciso il cane, l’ho pulito, tagliato la testa e te l’ho portato, adesso licenziami pure se vuoi, ma questa la pura verità!). Il padrone a sentire questa confessione capì cosa fosse stato l’osso del babbà, era l’osso del cane! Immediatamente chiamò in privato il suo operaio dicendo che lo doveva seguire dove lui voleva. Tutti gli altri credevano che gli avesse dato una brutta lezione, ed invece lo condusse davanti ad un notaio per fargli donò di alcune delle sue proprietà. Gli donò una casa, qualche appezzamento di terreno, una stalla di animali e persino un bel gruzzoletto di danaro oltre a beni di vario genere come farina, grano, uova, formaggi, salami, patate, uova, galline e quant’altro. Costui rimase scioccato da quel comportamento, non comprendeva il perchè! Alla fine lui si rivelò dicendo che quel premio era un modo per dirgli grazie per aver salvato il figlio e raccontò tutto l’accaduto riservandosi che al più presto avrebbe provveduto pure a donargli un altro cane.
Maria Grazia Pecoraro
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