C’erano una volta una volpe e un lupo che erano soliti andare insieme alla ricerca di cibo. Il lupo rappresentava la forza, la volpe la furbizia. Un giorno i due compari, venuti a conoscenza di un matrimonio nelle vicinanze, escogitano un piano: entrare nel salone della festa prima dell’arrivo degli sposi e mangiare tutto ciò che c’è. I due riescono ad entrare con facilità da una fessura in un muro, tuttavia, mentre il lupo divora tutto ciò che è presente sulla tavola imbandita, la volpe mangia con misura, entrando ed uscendo continuamente dal buco nel muro. La volpe lo faceva per misurare le sue dimensioni dopo aver mangiato, in modo da poter passare sempre attraverso il varco e garantirsi così una fuga sicura, tuttavia diceva al lupo di farlo per entrambi, cioè per dare l’allarme nel caso si avvicinasse qualche uomo. Ad un tratto giungono gli invitati ma, mentre la volpe riesce facilmente ad uscire dalla fessura, il lupo rimane incastrato prendendone di santa ragione.

La volpe, dunque, pensa bene di spalmare della ricotta sulla testa e fingersi moribonda agli occhi del lupo, in modo da poterlo ingannare facendo leva sulla sua ingenuità. Pericolo scampato, il lupo non la divora!

Dopo la mangiata, sia il lupo che la volpe, iniziano ad avere una gran sete. Decidono così, di comune accordo, di andare a bere nei pressi di un pozzo. Il lupo mantiene la volpe per la coda in modo fermo, poi è il turno della volpe. Non appena il lupo comincia ad abbeverarsi, la volpe inizia a dire: “Lip lip lap, a cora mo m scappa, a cora m è scappata e cumbà lup s è nncàt!”. Così lascia cadere il lupo nell’acqua. Il lupo rimane nel pozzo fino al giorno successivo, quando viene trovato da alcuni contadini del luogo e picchiato per l’ennesima volta. Anche questa volta, tuttavia, l’astuta volpe la fa franca facendo notare al lupo il cervello (ricotta) che continua a fuoriuscire dalla testa.

Il giorno successivo i due compari sono alle prese con un pollaio. Il lupo scava una fossa, entra dentro e inizia a cercare qualche gallina. La volpe, invece, aspetta sul pollaio: così, ancora una volta, ha una facile via di fuga. Il proprietario del pollaio sente fracasso, le galline fanno un gran trambusto per salvarsi dal lupo! Alcune escono fuori e vengono prese dalla volpe che, intravedendo in lontananza il vecchio contadino avvicinarsi minaccioso, scappa facendo cadere le tegole del pollaio sul lupo. Ancora una volta il lupo ne prende di santa ragione. Ritornato al loro covo, una grotta non lontana dagli argini di un ruscello, la volpe pianifica il suo stratagemma: fa credere al lupo di aver portato le galline nella tana, lasciando il lupo nei guai, solo per fargli trovare, al suo arrivo, un grande banchetto. Il lupo ancora una volta sembra credere alle parole della volpe, quando ad un tratto alza lo sguardo e vede sulla sua testa una serie di galline appese, collocate in alto dalla volpe perché le potesse mangiare all’occorrenza. Il lupo capisce che fino a quel momento la volpe non aveva fatto altro che sfruttarlo per raggiungere i suoi obiettivi, per avere cibo facile senza mai correre grandi rischi. Così, anche il più furbo degli animali, trova la sua fine e viene divorato.

La storia insegna che la furbizia è una virtù che consente di sfuggire i pericoli e, talvolta, di limitare il rischio, ma non garantisce sempre successo: di fronte all’evidenza anche il più ingenuo degli animali diventa consapevole e la furbizia non può più nulla.

Maria Parisi

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