
C’erano una volta due fratelli, uno pazzo e uno sano. Avevano entrambi ereditato dai loro genitori una mucca che, un giorno, decidono di spartirsi. Si trattava di capire chi dei due dovesse occuparsi della parte anteriore/posteriore della mucca e delle relative cure. Il pazzo propone di prendersi la parte posteriore per evitare di dar da mangiare all’animale senza poter ottenere alcun beneficio di cui, invece, avrebbe goduto il sano, come il latte derivato dalla mungitura. Al termine della discussione si opta per una scelta differente: uccidere la mucca e dividerla in due parti uguali da assegnare a ciascuno dei fratelli. Il sano affida la metà della mucca in suo possesso ad un macellaio perché tagli e lavori finemente la carne. Il pazzo, invece, decide di prendere la sua metà ed incamminarsi non si sa bene dove. Lungo la strada il fratello pazzo si imbatte in un cane che inizia ad abbaiare e ringhiare affamato, quindi l’uomo decide, per zittire il cane, di dargli un pezzo di carne. Lo minaccia, però, dicendogli che se il giorno dopo non lo pagherà per il cibo ricevuto, lo sistemerà per le feste. Il cane tace e il pazzo prosegue il suo cammino convinto che la sua richiesta sarà soddisfatta.
La carne, intanto, inizia ad imputridirsi e sopraggiungono le mosche. Anche con loro il pazzo, per liberarsi della loro fastidiosa presenza, propone la concessione di pezzo di carne da ripagare il giorno successivo. Anche in questo caso il pazzo crede che le mosche, l’indomani, lo ripagheranno senza ombra di dubbio.
Lungo il cammino il pazzo si imbatte in uno stormo di uccelli. Le cornacchie non attendono neanche un istante e si avventano sul povero uomo iniziando a beccare la carne ed emettendo il loro verso caratteristico: “cra cra cra”. Pensando che le cornacchie dicano “crai, crai crai” (“domani, domani, domani”), il pazzo torna dal fratello tranquillo che il giorno successivo, ancora una volta, riceverà ciò che gli spetta.
L’indomani, dunque, il pazzo ripercorre la strada fatta a ritroso. Si imbatte nel cane e comincia a minacciarlo: “Cane, cane! M è ra i sold!”. L’animale scappa e fa ritorno dal proprietario, un artigiano con una figlia fidanzata con un ragazzo di nome “Cane”. Temendo che il ragazzo abbia maturato dei debiti nei confronti dell’uomo e per evitare di accogliere in famiglia un uomo indebitato, l’artigiano spinge il ragazzo, futuro sposo della figlia, a pagare il pazzo.
Tornato dal fratello sano, il pazzo decide di comune accordo col fratello di andare a riscuotere insieme l’altro denaro. Si imbattono nelle mosche ma, nonostante le richieste del fratello pazzo, esse si dissolvono nel nulla. Ormai è sera e due fratelli decidono di trascorrere la notte sotto a un faggio. Durante la notte iniziano ad avvertirsi rumori di zoccoli in lontananza: sono i briganti! Subito i due si rifugiano sull’albero, mentre i briganti si fermano proprio sotto al faggio. Durante la notte cominciano i problemi. Il pazzo inizia ad avere un gran mal di pancia e ha bisogno di andare in bagno, ma non può. Sotto ci sono i briganti e, come se non bastasse, il pazzo ha portato con sé una porta, la porta di casa. Non c’è tempo per discutere dell’assurdità della cosa, pertanto il fratello pazzo affida la porta al sano e decide di farla sull’albero. Il fratello sano chiede al pazzo di muoversi, la porta pesa e rischia di farla cadere sulla testa dei briganti. Le cose si mettono male ed ogni tentativo di far muovere il fratello pazzo è vano: la porta precipita giù dall’albero facendo un fragoroso rumore. I due fratelli temono di essere presi ed uccisi dai briganti, i quali, in tutta risposta, impauriti dal grande rumore, fuggono a gambe levate. L’avventura per i due fratelli finisce qui, ma non senza un lieto fine per entrambi: scappando i briganti lasciano dietro di sé tutto il malloppo derivato dalle loro scorrerie! Così i due fratelli tornano a casa soddisfatti, anche il fratello pazzo che, nonostante la sua gran dose di follia, ha avuto la sua parte del bottino.
Maria Parisi
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