Sono Lucia Cupo, nata 13 Febbrario 1965 a Kaiserslautern, in Germania, dove lavoro all’interno dell’università in qualità di tutor degli studenti. Sono l’autrice della storia di mio padre.

Mio padre, Angelo Cupo, è nato nel 1936 a Palomonte ed è arrivato in Germania nel 1960. È figlio di Carmine Cupo e Carmela Antico.

La famiglia di mio padre viveva di agricoltura. Nel 1957, mio padre partì per la prima volta per il nord dell’Italia, vicino a Bologna, a Forlì, dove continuò a dedicarsi all’agricoltura per un po’. Spinto dal desiderio di cambiare vita e tipo di lavoro, nel 1959 si spostò in Francia, vicino a Strasburgo, dove trovò lavoro. In un ospedale riuscì ad essere assunto come impiegato, poi come operaio edile. Poco tempo dopo ritornò in patria, ma mal tollerando il fatto di rimanere senza lavoro per lungo tempo, se ne andò di nuovo nel 1960 insieme Antonio Antico e Armando Perrotta.

Una compagnia chiamata “Heger-Guss” di Enkenbach era alla ricerca di manodopera a basso costo dall’estero, quindi i tre si diressero verso la Germania. Il viaggio richiedeva molto tempo, erano già da due giorni sulla strada e a causa del ritardo del treno che li avrebbe condotti in Germania, arrivarono troppo tardi, perdendo anche l’ultimo treno che li avrebbe portati a Enkenbach. Sfortunatamente non riuscirono ad arrivare in tempo all’appuntamento con il loro datore di lavoro. Così furono costretti a trascorrere la notte nella stazione di Mannheim, perché non avevano più soldi per affittare una stanza. La mattina seguente, pur conoscendo poco il tedesco, provarono a contattare il datore di lavoro in modo da comunicargli che si trovavano ancora a Mannheim.  Fortunatamente un dipendente della stazione li aiutò e loro poterono continuare il loro viaggio verso Enkenbach. Una volta lì, furono sottoposti ad una rigida visita medica, non riportando alcuna malattia. A tutti venne assegnato un alloggio in una caserma vicino ad una fonderia. Due anni dopo, Angelo cercò lavoro in una cava, ma il lavoro era molto duro e faticoso. Nel 1963, allora, trovò lavoro come operaio nella cartiera “Papierschmidt” a Kaiserslautern e da lì passò poi a “Guswerk”, in una fabbrica a Kaiserslautern. Insoddisfatto anche di questo lavoro, alla fine riuscì a trovarne uno che faceva per lui: l’autista presso un’azienda di bevande “KOCH”. Rimase lì per 13 anni, giorno dopo giorno, riforniva i clienti di bevande. Nel 1963  a Kaiserslautern incontrò sua moglie Ruth.

Io mi ricordo bene di Palomonte. Ogni anno io e la mia famiglia veniamo per quattro settimane in Italia. Mi dispiace non parlare bene l’italiano. Con me mio padre ha sempre parlato in tedesco. È veramente un peccato, anche perché quando era piccola non ero capace di capire cosa dicessero i miei nonni in Italia.

Da quando sono venuta a Palomonte, dal 1980 in poi, mi è sempre sembrato strano che in casa di mio nonno non ci fosse un bagno. Per me era molto curioso, così come era strano non avere acqua o farsi il bagno senza acqua calda!

Anche io mi sento una palomontese, nonostante non sia nata lì. Ammetto di tornare a Palomonte per riscoprirlo, ma anche per conoscere meglio come vive oggi la gente rispetto al passato. Un giorno, chi lo sa, forse verrò vivere a Palomonte, se ne avrò la possibilità.

Saluti, Lucia.

 

A cura di Giuseppe Caputo

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